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martedì, 08 marzo 2005

Trasloco
E' tornato il proxy, hanno licenziato la Facchinetti, io trasloco per fare contento colui che mi ha riaperto le porte della rete. C'è da bere e qualche tartina, ma ancora per poco. Ingresso libero, consumazione facoltativa.
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martedì, 01 marzo 2005

Tips for working smarter
Sul lavoro è un casino, scaricano tutto su di voi, non riuscite a liberarvi dal giogo dell'ufficio? Tips for working smarter.
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lunedì, 28 febbraio 2005

Upside
Se passassi la mia giornata davanti a porta domodossola, non mi farebbero entrare, perchè non ho il pass, dicono, loro, quelli cattivi. Fa freddo, non ci provo neanche. La settimana della moda qui è vissuta nell'attesa che glamour carichi le foto sul sito, e quando fatto, next, next, next fino all'ultima piccola immagine. Un trafiletto su una delle riviste modaiole che bivaccano sul tavolo della cucina, un pomeriggio di sole in giro per Milano, eccomi lì davanti alla tizia dai capelli rasta e piccoletto sulla scrivania di plastica. Mi crede una giornalista, non so che razza di giornalisti girino da queste parti, non mi chiede nè la testata nè un tesserino e mi consegna il pass. Vago con aria giudicante per lo stanzone, con il pass in bella mostra, evitando, con sforzi sovrumani, di mostrare la mia natura spendacciona dato che dovrei essere una giornalista e non una collezionista di scarpe pazza in libertà vigilata. Davanti ad un paio di stivali in pelle con inserti di camoscio e la frangettina davanti e la fibbietta da un lato non resisto, non ce la faccio. Mi invento una faccia plausibile e chiedo quando saranno disponibili nei negozi. Settembre. Settembre? Per un paio di stivali che potrei mettere già adesso se non nevicasse tra una giornata di freddo e l'altra? Perchè? Mesta verso l'uscita restituisco il ciondolo tanto ambito. Se è frustrante dover subire la collezione primavera/estate quando ancora hai le scarpe infangate dalla neve, l'autunno/inverno dell'anno prossimo è cianuro in una flebo. Goccia dopo goccia.
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Che camelie siano
L'avevo detto, quando? Un mese fa? Design della gioia, l'hanno chiamata, una stanza nera con poca luce. Colonne di plexiglass e cartone, ancora nere, a proteggere e mostrare le gioie in questione. Triennale di un bianco ipod, scaloni di marmo lunghi e bassi. Imporsi di guardare tutto, non correre subito da mademoiselle. Guardare tutto come una vetrina del centro, e non compreresti nulla, per una volta, che non è male. Poi le camelie, e l'acqua e Gucci, Bulgari, Cartier. Una vetrina e mezza di gioia, quella vera. E, signor triennale, bastavano quelle. Meglio il niente del brutto.
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giovedì, 24 febbraio 2005

Coffee and cigarettes
E verrà il giorno in cui le sigarette non saranno più vietate. Forse addirittura obbligatorie.
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Pausa? Pranzo.
Un pezzo di focaccia del gs facendo il giro del palazzo. Non può essere vero, no.
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Libiam...
Qui si vorrebbe festeggiare, si è in attesa di un excel che faccia da testimone. Nel frattempo il consorte, neopromosso, è già ubriaco e pasteggia a champagne.
PS: E per accogliere un consorte neopromosso, domani, la faccia nuova di lancome.
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mercoledì, 23 febbraio 2005

Regole
Su ebay ci sono oggetti che non si possono vendere. Tra questi, Organi, spoglie e materiale organico umano. Son cose.
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Miti, leggende, luoghi comuni
Cadorna e triennale non sono la stessa cosa.
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martedì, 22 febbraio 2005

Gli amici si vedono nel momento del bisogno
Così mi ha insegnato la mamma in nottate di discorsi profondi. E il bisogno può ben essere un riassunto delle sfilate autunno/inverno 2005/2006 quando hai il tempo per sfogliare lo speciale di glamour e la compagna di banco non può deliberatamente mostrare al mondo un proxy funzionante. Uno ci prova a fare un riassunto (stralci di conversazione telematica):
- prada bello un po' tanto buio, tutto nero, qualche beige ma cupo anche quello. Sparso rosso e giallo ma sotto del pizzo (credo) nero, l'effetto è sempre lo stesso. Buio.
- leggevo non so dove che prada aveva deciso che 'black is the new black'.
- armani è abbastanza standard, il solito nero, ma non troppo cupo, elegante come sempre. Un po' di bianco, verde militare. Armani. Anche qualche sprazzo di pastellati primaverili con ponpon a mo' di bottoni.
Ecco. Adesso la compagna di banco vorrebbe la mantellina coi ponpon, in giallo, per il suo compleanno. Per i generosi e gentili contributi, il conto corrente in sovraimpressione.
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Trova le differenze
Ultima di tutto il mondo, mi accingo a visionare questo signore degli anelli, rivangando nei cassetti impolverati della memoria allo scopo di ricordare qualche cosa della lettura del libro in terza media. Mi ha perso, cosa che non avrei mai detto dato il genere di cui non sono particolarmente estimatrice. Non ho retto l'intera lunghezza del film, la stanchezza e il sonno hanno vinto di gran lunga. Ma poco prima che Frodo proponesse l'attraversamento delle miniere la lucina rossa del videoregistratore ha iniziato a lampeggiare, rec l'avevo premuto e sono andata a dormire tranquilla. Stasera la seconda parte, sotto le coperte, sferruzzante sciarpa del consorte.
So di non esser la prima a dirlo, ma mi sembrava plateale: Gandalf-Silente, i due amici Hobbit-i fratelli Weasley, i cavalieri neri-i dissennatori, le locande uguali, il mondo in cui Frodo entra in contatto con Sauron e Harry con Voldemort. Una sensazione di conosciuto, ma non brutto. Come essere tornati in famiglia.
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In the snow
Canticchio Sunny weather sulla scala mobile. All'uscita nevica e i fiocchi sono tanto grossi da sembrare pezzi di polistirolo.
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lunedì, 21 febbraio 2005

Morto un tacco si compra uno stivale nuovo
E' vero che non mi piacevano molto, che con questa punta lunga sapevano di vecchio e fuori moda. Non tenevano mai il lucido loro, neanche appena spalmato con le mani ancora sporche. Ma gli volevo bene. Li mettevo anche spesso, perchè erano comodi e un po' larghi, ci stavo anche con le calze coi gufetti. Poi, all'improvviso, un terribile crack. Il tacco, sinistro, rimane attaccato per un lato su quattro, non abbastanza per arrivare a casa sana e salva. Dovrò comprarne un paio nuovi, nel negozio vicino all'ufficio, per cui non sarò contenta. Loro finiranno in un bidone dell'immondizia grigio. Vogliamo ricordarli così, con le loro fibbiette sui lati e tanto affetto nel cuore. Aggiornamento: il tacco è un moncherino nel cestino della spazzatura. Gli stivali giacciono in un sacchetto giallo in attesa di una degna sepoltura. Scarpe nuove, marroni, che non c'entrano un piffero col completo grigio.
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Sei minuti e mezzo
Prendere il treno, alle sette, come ogni maledetta domenica. Leggere, guardare attraverso il vetro la neve che scende copiosa, arquata scrivia come la siberia. Neve che si scioglie, strade sporche e fangose, rogoredo, sprazzi di centrale. I banchetti degli ambulanti, il gioco delle tre carte, la metropolitana. Verde, direzione Famagosta, sei minuti e mezzo. In quei sei minuti e mezzo incontrare Andrea. Andrea? Si, Andrea. Andrea che ti aveva illuminato sui fibrati, Andrea che ti prestava lo studio per scrivere la tesi, lui dottorando, tu all'ultimo anno. Andrea che ti spiegava quanto è meraviglioso fare il dottorato e tu, no, a lavorare, subito, che è precario il dottorato e tutto il resto. Andrea che resterà a Milano fino a giugno, sembra. Un amico in più in questa strana città. Spostiamo un po' la seggiola, su.
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venerdì, 18 febbraio 2005

Palinsesto del giovedì
In un giovedì sera imperdibile per gli utenti della televisione dei ricchi, a chi possieda, come la sottoscritta, sei canali più qualche fruscio musicale resta sempre il buon Grissom, ed è già qualcosa. Ma se torni a casa alla fine della prima serata e hai tante cose da fare e vorresti, che pretese, farle in compagnia di una televisione accesa, l'assassino è già stato scoperto e dopo la prossima pubblicità sarà anche fatta giustizia. Zapping. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei. La sette a malapena visibile. Spengo? No, dai è triste, la musica non mi è concessa dato il coinquilino febbricitante, la televisione, tenuta bassa si. Che faccio?
Amici. O Saranno famosi o quello che è. Rispetto alla prima edizione, quella che guardavo regolarmente, non sembra essere cambiato nulla. Non ci sono più quelle terribili felpone azzurre, ma canotte striminzite, ma le ricordavo da qualche sparuta comparsata nella mia vita delle edizioni di Anbeta o giù di lì. Le facce più o meno le stesse, Maria sempre inguardabile nei suoi abitini D&G. Per fortuna la sfida sta finendo, le lettere lacrimevoli dei genitori già passate, la tifoseria da stadio pronta a esplodere e la frase che ancora ricordo: carte. Poi, una tizia, talentuosissima ribadisce la madre, esce disperata dallo studio e dalla scuola, polemiche, il tizio che ha vinto tanto bravo, per carità, ma il pubblico a casa non capisce niente. Eh? Ma anche la stupidità della gente è la stessa della prima edizione? Il gingle della vittoria è sempre lo stesso, Geri Halliwell deperita e anorissante mi ritorna alla memoria nelle sue mutandine nere mentre cerca di ballare in un triste remake di flashdance. Cominciano ad esibirsi, Chicco mantiene espressione facciale e tonalità vocale di un bradipo morente. Litigi tra un ballerino albanese (che ormai fanno tanto  melting pot nei programmi della coppia Costanzo-De Filippi) e un tizio che non ho ben capito che faccia o che malattia abbia, però sembra abbia saltato la sfida e ossignore, che affronto, che ingiustizia nei confronti di chi, in questa benedetta scuola, si fa un mazzo tanto dalla mattina alla sera e a casa non ci torna mai e sangue e frustate e. Che palle. Una tizia grassa e con una parrucca nero corvino sulla testa viene interpellata ogni due per tre sull'incapacità manifesta degli alunni, almeno così lei sostiene. Grazie ad un'inquadratura un po' più lunga la riconosco come una che lì tra il pubblico di Maria c'era già anni fa. E lo stato acneico della sua faccia non è migliorato da allora. Pure una signora settantanne, occhiali tratarugati con cordicella dorata, denigra questi ragazzini in calzamaglia salvo poi complimentarsi con uno di loro che però è tanto carino. Dodici, urla Maria. Inizia la classifica, non resisto, ploff, schermo nero. Luce spenta, coperta tirata, su un fianco, di lato, ranicchiata. Scaccio tutù e scarpe a punta dalla testa, cerco di non pensare. E' che tentar di dormire con la chioma della De Filippi come immagine fissa ad occhi chiusi è sconcertante.
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Cucciolo di mamma sua
Quando Domenico Dolce rivelò alla madre di essere gay, lei rispose se si usa, non è un problema.
Via Corriere della Sera Magazine, tra un cappuccino e qualche biscotto integrale.
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giovedì, 17 febbraio 2005

Tristezza è...
Tutte le buone intenzioni di questo mondo, ricominciare a mettere il naso fuori di casa, perchè non con un concerto, perchè non guardare che combinano i BlueBeaters? Digiti l'indirizzo nella barra in alto, invio. Questo.
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Bro. & Sons 2 di.
Un po' perchè viviamo nella stessa città da due anni e non ci vediamo mai, un po' perchè mi fa ridere. Un po' perchè quando la vedo la mia autostima crolla a precipizio e magari riesco a ricordarmi di essere a dieta prima di trangugiare quintali di schifezze, e non dopo, come sempre. Quando la vedo... La casa è stupenda come sempre. Lei anche, sul momento. Ma dopo dodici ore di lavoro, anche il suo fondotinta latita. Anche il suo pallore è cadaverico e i colpi di sole troppo chiari. Anche lei mostra segni evidenti di impedimento culinario nel tentativo di mettere su l'acqua per il te. Anche la sua voce ogni tanto è stridula, e i suoi stivali li ho già visti, cosa che lei non può dire delle mie adorabili scarpette. La sua borsa di Gucci, bella per carità, è meno vera della mia. I suoi nipotini meno speciali dei miei. Un piccolo raro momento di soddisfazione. Sembra anche un po' ingrassata.
Poi mi accompagna a casa. Indossa un cappottino bianco, toglie la pinza dai capelli. E' di nuovo perfetta. Non sia mai che riesca a farmi tornare a casa, almeno una volta, contenta di me.
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mercoledì, 16 febbraio 2005

Cerco, offro, scambio...
Se fossi una che ci riflette anche solo un attimo prima di dire le voglio davanti ad un paio di scarpe, non mi troverei nella situazione di dover cedere un paio delle mie bambine. Sono un numero e mezzo in meno del necessario, quindi trentasei, sono tanto carine e cercano una padroncina affettuosa e affezionata. Venti euro, che non è tanto. Le ho messe solo per casa, piangendo e delirando dal dolore. Chi è interessato, la mail è a destra, sulla barra.
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Wind of change
Torni dopo due giorni di casa, divano, pigiama e calze di spugna. Mai come adesso il tuo lavoro ti ha fatto così schifo.
E tra un jsp e un xml della tua vita, cerchi una risposta che il buon google non sa darti. Frustrazione, insofferenza, che altro? Voglia di fuggire e buttare via tutto, un po' ricominciare. Poi? La paura, l'affitto da pagare, oltre che un triste monster non sai andare. Una crisi così ogni due mesi per i prossimi trent'anni, credo che morirò.
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venerdì, 11 febbraio 2005

Gita distruzione
Le lacrime agli occhi per il cielo grigio di Milano quando giorno non si è ancora fatto del tutto è sintomo di una qualche malattia rara.
PS: E lo so che l'hanno già scritto e molto meglio, ma la sigaretta davanti al tabacchino e sono le sette e trentuno e ci sono cinque gradi. Ho la focaccia nella borsa. Speriamo che quello stronzo di Ghigliazza non venga che non ho voglia di sopportarlo e la Eli starà tutto il tempo a far la scema con il Gratto e meno male che ho l'ipod e ascolto la mia musica e mi addormento. Basta che arrivi il pullman.
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giovedì, 10 febbraio 2005

Post nel cassetto
Nel mio primo venerdi pomeriggio in casa senza nulla da fare ho buttato giù un paio di post di quelli che hai avuto il tempo di rileggare, magari di aggiustare la forma, correggere, tagliare qua e incollare là. Ma sono ancora a casa, dentro il portatile. E sono passate già tre settimane. Chissà se li posterò mai.
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mercoledì, 09 febbraio 2005

Sintomi influenzali
In preda all'influenza, al freddo del mio angoletto d'ufficio, di scrivere voglia proprio no. Allora gioco col giochino del Chetti.
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lunedì, 07 febbraio 2005

Tema. New York, Londra, Milano, Parigi: quale di queste città associ di più alla moda e perché?
La moda è Milano. Milano è Montenapoleone, Prada con i corrimani dorati in galleria, Gucci e il caffè tra i vestiti. Milano è Ticinese con i negozi piccoli, bui, used per vintage, sconosciuto per designer. Milano è una modella diafana sulla gialla che stenta a reggere gli scossoni sui binari. Milano è uno scenario post-atomico da H&M per Lagerfeld. Milano è piazza Armani, tra via Broletto e via dell'Orso. A Milano piove per i rainboots di Pucci.
Tutto per un posto a Milano Collezioni. Solo un mucchio di pietrine colorate.
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Declino
Torno a casa, è sabato, son le tre del pomeriggio. Fiori bianchi sulla cancellata di casa, finestra al piano terra luminosa e piena di gente. Gli auguri alla vicina che si sposa, quella con cui giocavi con i pentolini le sere d'estate. Lei in abito avorio, cinquanta chili che stanno su per miracolo, rose bianche tra i capelli. Io, coi pantaloni sdruciti, gli ugg da neve, il nipote alla gonnella, ipod penzolante dalla giacca, occhialoni da sole neri tra i capelli. Mancava un martini. E una sigaretta. Io la bridget jones della situazione, scapestrata e azzitellata, davanti all'amica di infanzia pronta a convolare a giuste nozze. Sul terrazzo, a pranzare a coca light e focaccia, in attesa di una sposa che esce, la domanda della signora del secondo piano. E tu, quando?
E' iniziato il declino. Adesso penserò a cani alsaziani che mi mangeranno la faccia.
PS: e non ho potuto fare a meno di pensare che no, se mai succederà, non indosserò mai niente di avorio. No, la macchina blu non la voglio. E no, in febbraio assolutamente no. Per indossare i sandali di caovilla deve essere almeno giugno.
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Avrei potuto, forse.
Uno specchio creato dai ricercatori di Accenture Technology di Sophia Antipolis rivelerà l'aspetto che avremo tra cinque anni.
E il pensiero che a fare cose inutili alle temperature miti della costa francese forse sarei stata più felice non se ne va se non con fatica.
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venerdì, 04 febbraio 2005

Pasticchina anti-marmocchi: remarque
Questo per dire una cosa che, se l'avessero detta prima anche a me, forse non avrei passato gli ultimi tempi in preda a deliri psicotici. Non è vero che se prendi la pillola oggi, sei coperto fino a oggi. Sei coperto fino a settantadue ore prima, che sono tre giorni e un'enormità di tempo. Quindi. La sveglia sul cellulare trilla alle ventuno in punto ogni sera e fa una musichetta tarata tara tara tarara caruccia che ne vale la pena sentirla tutta che tanto è corta e poi correre a cercare la pasticchetta da inghiottire. Al più presto vorrò una di quelle pasticchine che si prendono tutti i giorni, anche se sette sono di zucchero, anzi di dietor che così non rovinano la dieta che tanto non riesce ma va be.
E rimani a pensare che per un momento lunghissimo hai creduto che fosse venuto il tuo turno. Che sarebbe finita la scapestrata vita che conduci, la fine del cibo sregolato, delle sigarette, dei martini, degli hamburger di McDonald. Che avresti dovuto cercare una casa tutta tua, forse cambiare città, amici, nazione. Per un momento hai pensato che sarebbe stato bello però, un marmocchietto che sa di borotalco.
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Il buongiorno si vede dal mattino
E' incredibile come basti una cosa piccolissima per rendere meravigliosa una giornata.
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giovedì, 03 febbraio 2005

Pensavo peggio
I am going to die at 72. When are you? Click here to find out!
Via farfi e chetti.
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mercoledì, 02 febbraio 2005

Vita Sinistra
Quando non ce la fai più e i disastri che circondano la tua esistenza diventano più spassosi che preoccupanti, risorge sinistravita.
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Un quarto di secolo giusto giusto, maniaco-compulsiva, scarpe oltre le sessanta. Non mangio pizza, non tocco pomodori. Quel che mi succede è tutto qua, almeno in gran parte. Quel che mi è successo resta sparso, quel che mi succederà, chissà.


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